Per contribuire alla
promozione del benessere sociale della Comunità
Sito Web fondato e
diretto dall'Assistente Sociale Specialista, Dott. Antonio Bellicoso
Tossicodipendenze
Sezione
curata dall'Assistente Sociale, Dott. Paolo Vito Topputi
Il
Dott. Paolo Vito Topputi ci presenta la struttura del
lavoro che intende formulare all'interno di questa
pagina dedicata alle Tossicodipendenze, come da schema
sotto illustrato...sarà sua cura compilare per essere
qui pubblicati, via via, i vari capitoli e paragrafi
dedicati.
LA TOSSICODIPENDENZA
CHI E’ IL TOSSICODIPENDENTE?
DEFINIZIONE DI DROGA
MODALITA’ DI REAZIONE ALLA SOSTANZA
ALCUNE DROGHE E IL LORO RISPETTIVO MONDO
Cannabis
Cocaina
Eroina
Lsd e altri allucinogeni
LA COMUNITA’ TERAPEUTICA RESIDENZIALE PER IL
RECUPERO DI SOGGETTI TOSSICODIPENDENTI E A DOPPIA
DIAGNOSI
La comunità è la casa.....
Il programma terapeutico, mission e
obbiettivi
LA RETE DEI SERVIZI E LA PREVENZIONE
Il SERT : I suoi compiti, di cosa si
occupa, chi ci lavora...
L’ELENCO DEI SERT
LA PREVENZIONE PRIMARIA
LE LEGGI SULLA TOSSICODIPENDENZA
SITI WEB UTILI
Italiani
Stranieri
LIBRI UTILI
DOCUMENTI UTILI
Tossicodipendenze
1. IMMAGINE DEL
TOSSICODIPENDENTE
La figura del tossicodipendente è ormai
distinta e conosciuta, anche a coloro che di sostanze
stupefacenti ne hanno solamente sentito parlare.
Innanzitutto è importante stabilire in primo luogo che,
nel momento in cui si usa la parola tossicodipendente,
non si fa riferimento esclusivamente al personaggio
tipico, al “drogato”, all’eroinomane che ruba e fa del
male pur di ottenere la sua dose giornaliera; con il
termine tossicodipendente infatti si include tutta
quella categoria di persone che sviluppa una certa
dipendenza, sia fisica che psicologica, da un certo tipo
di sostanza, la quale può essere sia la già citata
eroina, che la ben accettata caffeina, o la nicotina
delle sigarette, la cannabis, la cocaina e molte altre.
La rappresentazione di questo fenomeno a
livello collettivo, è tuttora profondamente influenzata
da una serie di immagini stereotipiche, un’immagine che
evoca forti reazioni emozionali, che richiama la
necessità di prendere delle posizioni etiche ed
ideologiche, ed è per lo più presa in considerazione ed
elaborata in rapporto a casi problematici o estremi e
non a stili di assunzione più moderati che sono in
realtà i più diffusi. Tale rappresentazione rende
pertanto difficile una considerazione del consumo alla
stessa stregua di altre condotte rischiose che si
verificano nel periodo adolescenziale e giovanile, e che
ne permetta un’analisi alla luce della risoluzione dei
compiti di sviluppo specifici di questa fase di vita, in
modo particolare quelli relativi alla riorganizzazione
del concetto di sé.
Fronteggiare un compito di sviluppo si
configura per l’adolescente come un’esperienza
impegnativa, come un’occasione per sperimentare se
stesso e le proprie competenze; ciò implica un certo
grado di stress che lo rende più vulnerabile e più
esposto a potenziali esperienze di crisi. L’adolescente
sperimenta sentimenti di disagio e di inadeguatezza che
possono rendergli attraente ricorrere ad una droga,
soprattutto quando non trova risposte adeguate alla
soluzione di un compito o quando si trova ad affrontare
più compiti contemporaneamente e il suo impegno emotivo
si distribuisce in modo improduttivo su molteplici
versanti nello stesso momento. La facilità con cui la
droga consente di soddisfare determinati bisogni o di
raggiungere certi obbiettivi evita all’adolescente di
affrontare le difficoltà che derivano dal provare e
riprovare di fronte ai problemi, dal riflettere ed
interpretare le esperienze che via via compie.
L’equilibrio che raggiunge non è perciò legato a
competenze personali elaborate nel processo di crescita
ma è strettamente legato al rapporto positivo che
instaura con la sostanza.
Riferirsi alla questione droga evoca
immediatamente almeno tre immagini stereotipiche:
quella del drogato inetto e incapace,
quella della droga onnipotente, e quella dello
spacciatore malvagio che irretisce vittime
innocenti.
Il drogato è rappresentato come una
persona senza prospettive, senza orgoglio, senza
principi morali, che agisce unicamente per assicurarsi
le dosi che gli consentono di evitare l’astinenza e che
a tal fine è disposto a fare qualunque cosa, come se la
droga fosse l’unica forza motrice delle sue azioni.
Nella vita reale i giovani si approvvigionano di droghe
soprattutto da altri
giovani nell’ambito delle comuni attività del tempo
libero e degli incontri sociali abituali; nonostante ciò
è ancora ampiamente diffusa l’idea di uno spacciatore
che corrompe e assoggetta giovani innocenti contro la
loro volontà e al di là del loro controllo: tale figura,
rappresentata come totalmente malvagia e senza scrupoli,
è spessa paragonata al serpente tentatore che evoca
l’idea mitica di lotta fra il bene e il male, in cui
l’innocente è destinato facilmente a soccombere. In
quest’ottica quando le sue giovani vittime sono
assoggettate alla dipendenza, che si presume si
verifichi immediatamente e irreversibilmente, egli
assume il controllo della loro esistenza inducendoli al
crimine, al vizio e alla degradazione.
Anche alla droga è attribuito il ruolo onnipotente di
determinare, di per se, effetti devastanti di
deterioramento psicologico, fisico e sociale. In realtà
le droghe sono rappresentate come buone e cattive
soprattutto in rapporto al loro status di legalità e
illegalità, che è diverso da un periodo storico
all’altro e da una cultura all’altra; quelle buone sono
viste come sicure e quelle cattive come pericolose. Ciò
comporta una certa difficoltà a far accettare alle
persone l’idea che il tabacco, gli psicofarmaci e
l’alcol siano le droghe, che se usate in modo eccessivo
inducono conseguenze in taluni casi ancor più
disfunzionali di quelle indotte da una droga cattiva
come ad esempio l’eroina o la cocaina.
La forza dell’immagine stereotipata del drogato rende
particolarmente difficile discriminare fra diversi stili
di consumo, distinguere cioè fra consumo non dipendente,
moderato e vera e propria tossicodipendenza.
La diffusione del consumo di droghe illecite in Italia è
un fenomeno recente che si è sviluppato soprattutto a
partire dal dopoguerra assumendo nel corso del tempo
caratteristiche e forme di espressione sempre diverse.
Attualmente la questione su cui si concentra
maggiormente l’attenzione e la preoccupazione
dell’opinione pubblica e degli operatori non è solo la
tossicodipendenza, ma anche la notevole diffusione tra i
giovani, verificatasi soprattutto a partire dagli anni
’90, di vecchie e nuove droghe (allucinogeni, ecstasy e
cocaina) e di alcolici ed inoltre il problema di
contenere quanto più possibile la diffusione dell’ AIDS.
Accanto a forme di tossicodipendenza da eroina che
coinvolgono fasce sempre più svantaggiate di popolazione
giovanile e nuove categorie di soggetti marginali,
persone senza fissa dimora, extracomunitari, nomadi , si
accentua da parte di estesi gruppi giovanili il consumo
di sostanze in grado di incrementare stati di
attivazione e di disinibizione e di facilitare i
rapporti con gli altri; questi comportamenti hanno
strettamente a che fare con la ricerca di un piacere e
di un’eccitazione compatibili con il normale svolgersi
della vita quotidiana.
2. DEFINIZIONE DI DROGA
Si usa il termine “droga” per
indicare le molte sostanze naturali o di sintesi, capaci
di modificare l’umore, la percezione e l’attività
mentale. Se ciò che le accomuna è il fatto di esplicare
un’azione farmacologica di tipo psicoattivo, esse sono
tuttavia tra loro estremamente diverse, in ragione degli
effetti che producono, della loro potenziale dannosità,
ma anche della diversa considerazione sociale di cui
godono. In esse infatti sono comprese sostanze di uso
comune come il tabacco, il tè e il caffè, farmaci come i
barbiturici, i tranquillanti, le anfetamine ed altre
come la cannabis e l’LSD, la cocaina e l’eroina. Altri
termini come ad esempio narcotico e
stupefacente sono utilizzati sia in ambito legale,
sia nel senso comune, come equivalenti o sinonimi di
droga; la prima denominazione è corretta esclusivamente
per indicare le sostanze in grado di indurre narcosi o
anestesia, e quindi fenomeni di riduzione o abolizione
dello stato di coscienza, perdita di sensibilità e
rilassamento muscolare (sostanze come l’etere,
cloroformio, oppio e i suoi derivati). E’ molto meno
equivoco il termine sostanza psicoattiva o
psicotropa, perché sicuramente tutte le droghe hanno
fra i loro effetti una modificazione dell’attività
psichica. Utilizzerò un criterio di classificazione per
dividere le sostanze psicoattive in ambito
farmacologico, sulla base degli effetti che ciascuna di
esse produce sul sistema nervoso centrale.
In questo modo le possiamo distinguere in
quattro tipologie:
1._
droghe
che deprimono il sistema nervoso centrale
(alcol,barbiturici,ipnosedativi,benzodiazepine,solventi)
2._
droghe
che riducono il dolore
(oppioidi naturali e di sintesi)
3._
droghe
che stimolano il sistema nervoso centrale
(amfetamine,farmaci,amfetaminosimili,cocaina,crack,caffeina,nicotina)
4._
droghe
che alterano la funzione percettiva
(LSD,funghi allucinogeni,cannabis,ecstasy)
Le droghe che deprimono il sistema
nervoso centrale sono sostanze che, se assunte a piccole
dosi, riducono gli stati d’ansia e di tensione, la
capacità di concentrazione e la memoria inducendo
sensazioni di benessere, di rilassamento, di lieve
euforia. Dosi più elevate, nel caso dell’alcol,
diminuiscono le inibizioni, il senso critico,
l’autocontrollo, aumentano gli stati di irritabilità e i
comportamenti aggressivi, in quello dei barbiturici
incrementano soprattutto gli effetti di sedazione.
L’assunzione ripetuta di dose elevate di tutte le
sostanze comprese in questo gruppo determina fenomeni di
tolleranza.
Le droghe che riducono il dolore oltre a
ridurre gli stati di angoscia e di ansia determinando
sensazioni di calore e di tranquillità, riducono la
sensibilità e le reazioni emotive al dolore, e
interferiscono in modo limitato con il funzionamento
fisico e mentale. Dosi elevate provocano sedazione,
stupore, sonno, perdita di coscienza. Dosi ripetute con
una certa frequenza inducono tolleranza e dipendenza
fisica. Ad esempio l’eroina come tutti gli oppiacei,
produce tolleranza soltanto se è assunta regolarmente
ogni giorno per diverse settimane. Instauratasi la
situazione di tolleranza, per continuare ad ottenere gli
effetti piacevoli già sperimentati diventa necessario
aumentare la dose. Si giunge così, man mano, ad un punto
in cui nessun incremento produce l’effetto euforizzante
atteso ed è necessario aumentare la dose al solo scopo
di sentirsi “normali”. La gravità della crisi di
astinenza è correlata alla dose di eroina abitualmente
assunta.
Le droghe che stimolano il sistema
nervoso centrale aumentano la vigilanza, diminuiscono la
sensazione di fame e di fatica, non danno più energia
come si crede, ma utilizzano semplicemente tutta quella
di cui l’organismo dispone e perciò incrementano la
capacità di svolgere compiti fisici e intellettuali
prolungati. Aumentano il battito cardiaco, la pressione
sanguigna, il livello di zuccheri nel sangue e la
dilatazione delle pupille. Mentre bassi dosaggi
favoriscono stati di eccitazione, di euforia e
sensazioni di aumentata energia, dosaggi più elevati si
associano, ad eccezione del tabacco e della caffeina, a
comportamenti aggressivi, violenti e disforici. L’uso
prolungato di queste sostanze genera tolleranza e
dipendenza psichica, non quella fisica; fa eccezione il
tabacco.
Le droghe che alterano la funzione
percettiva incrementano e modificano le esperienze
sensoriali con illusioni e allucinazioni, favoriscono in
genere stati di euforia e più raramente di ansia e
panico, alterano il pensiero. Mentre l’uso dei derivati
della cannabis induce soprattutto rilassamento,
sonnolenza, voglia di parlare e di ridere, l’LSD
favorisce fenomeni allucinatori e il PCP comportamenti
estatici, sedazione o stimolazione. Con dosi elevate
possono verificarsi episodi di confusione mentale,
disorientamento, agitazione, panico e di allucinazione
accentuata.
3. MODALITA' DI REAZIONE
ALLA SOSTANZA
Dal momentoin cui una
droga è assunta prendono avvio numerosi processi
metabolici mediante i quali essa esplica la sua
specifica azione psicoattiva. Tutte le sostanze
psicoattive producono delle alterazioni nel messaggio
chimico che è inviato da un neurone all’altro entro le
sinapsi del sistema nervoso centrale: essendo i
recettori occupati da molecole della droga, il messaggio
chimico normalmente trasmesso da un neurone all’altro ne
risulta in certi casi inibito ed in altri intensificato;
a sua volta ciò produce un’alterazione nella
neurotrasmissione entro il sistema nervoso centrale che
si manifesta con una modificazione dell’umore e del
comportamento. Prima di giungere ad alterare la
neurotrasmissione entro il sistema nervoso centrale,
tuttavia, una sostanza psicoattiva deve entrare,
attraverso il flusso sanguigno, nel cervello tramite
capillari che offrono però una resistenza strutturale
denominata: barriera ematoencefalica essendo
relativamente impermeabili alle droghe idrosolubili,
infatti le droghe più comunemente diffuse e utilizzate
sono liposolubili. Dal momento in cui una droga è
assorbita nel cervello essa continua a produrre il suo
effetto psicoattivo finché non si diffonde di nuovo nel
sistema sanguigno attraverso il quale raggiunge il
fegato dove per lo più viene metabolizzata in un
composto inattivo rapidamente espulso dall’organismo. Il
fegato è quindi l’organo maggiormente responsabile della
de-attivazione delle droghe che circolano nel sangue
grazie ai microsomi, e cioè ai piccoli organi
intracellulari specializzati nel sintetizzare gli
opportuni enzimi.
Gli effetti delle cosiddette droghe,
psicoattivi, al contrario degli effetti degli
antibiotici, dei diuretici e di molti altri tipi di
agenti farmacologici, sono determinati in parte dalla
loro composizione chimica e in parte dalle aspettative
di coloro che le consumano. Quindi gli effetti di una
droga non dipendono in modo esclusivo dalle sue
caratteristiche farmacologiche, ma variano in modo
considerevole anche in relazione ad una serie di fattori
come: le caratteristiche biologiche e psicologiche
dell’assuntore, la qualità della sostanza, la dose e le
modalità dell’assunzione, il contesto in cui essa si
verifica concretamente. Gli effetti sono diversi a
seconda che la droga sia naturale, raffinata e di
sintesi, e a seconda del suo grado di concentrazione e
di purezza. La modalità di assunzione è fattore
determinante: il fatto che una droga sia assunta per via
orale, per iniezione o per inalazione implica dei
processi di assimilazione tra loro assai diversi. Nel
caso dell’assunzione orale, considerato il più sicuro in
assoluto, l’assorbimento avviene in modo piuttosto lento
e incompleto; la sostanza passa attraverso le pareti
gastriche e intestinali, giunge al circolo sanguigno e
da qui arriva al cervello;proprio perché le cellule del
tratto gastrointestinale costituiscono una barriera
strutturale che ritarda il processo, l’effetto prodotto
è più debole, sia perché certe droghe sono deattivate
dagli acidi e dagli enzimi del tratto intestinale, sia
perché giungono molto rapidamente al fegato dove sono
metabolizzate in composti inattivi. Assumendo per
inalazione una droga essa viene assorbita solo
parzialmente dal tratto nasofaringeo e invece in maggior
misura in quello gastrointestinale. Nel caso invece di
un’assunzione per via endovenosa la sostanza raggiunge
il circolo sanguigno e il cervello in modo molto più
rapido e immediato.
Una certa variabilità nelle reazioni alle
droghe dipende anche dal sesso, dall’età, dalla statura,
dal peso, dallo stato di salute dell’assuntore.
Un altro fattore determinante sugli
effetti di una sostanza psicotropa sull’individuo sono
le caratteristiche proprie dell’assuntore; il tipo di
personalità, lo stato psichico in cui si trova al
momento dell’assunzione, l’essere ad esempio in
condizioni di ansia o di depressione può accentuare
esperienze di angoscia, di panico o di allucinazioni, le
conoscenze di cui dispone a proposito della droga e dei
suoi effetti,le sue aspettative ma anche la fase di
consumo in cui si trova, infatti è diverso che si tratti
della prima o delle primissime assunzioni o invece di un
rapporto di consumo consolidato; questi sono tutti
aspetti in grado di influenzare in modo considerevole
quella che sarà l’esperienza di un individuo rispetto ad
una droga. L’uso di una sostanza psicoattiva non è mai
un evento neutro per il consumatore. A secondo che essa
sia prescritta da un medico e acquistata in farmacia, o
che sia invece ottenuta illegalmente, colui che l’assume
ha comunque delle idee abbastanza precise sul come e sul
quando è opportuno usarla e in quali modi essa è in
grado di influenzare i suoi pensieri, i suoi sentimenti
e i suoi comportamenti. A prescindere dagli effetti
diretti della droga non è da sottovalutare il potente
effetto della suggestione, dell’aspettativa rispetto
all’effetto della droga stessa.
4. ALCUNE
DROGHE E IL LORO RISPETTIVO MONDO
Cannabis
Di
certo la sostanza è considerata la più inoffensiva delle
droghe offerte sul mercato illegale. Per le innumerevoli proprietà del suo principio attivo, la cannabis
appartiene ai medicinali più antichi di cui l’uomo abbia
fatto uso. La droga è trafficata sul mercato illegale
sotto due forme di prodotti : hascisc e marijuana. Nel
caso della marijuana si tratta delle cime, delle foglie
e dei gambi essiccati, l’hascisc consiste invece di
grumi di resina o di cannabis polverizzata e pressata in
pani. La particolarità di questa pianta sta in una
bilanciata combinazione fra i suoi molteplici principi
attivi, fra i quali emerge il più presente THC. La
cannabis ha proprietà eccitanti e calmanti, narcotiche e
allucinogene. Quale sia l’effetto dominante dipende
oltre che dalla personalità del consumatore e dalle
circostanze del consumo, soprattutto dalla diversissima
qualità della sostanza. La droga stimola la
concentrazione sull’essenziale, su ciò che ci si è
proposti in una determinata situazione e si vuole perciò
raggiungere. L’effetto può anche farsi sentire, al
contrario, in forma di dispersione, fino alla
disgregazione dell’IO. La cannabis aiuta a ridurre gli
stimoli esterni e ad attivare la vita interiore . La
droga acutizza la percezione visiva e acustica,
sensibilizza il tatto e la sensibilità epidermica.
Mangiata o bevuta, la cannabis ha un effetto più forte e
più duraturo. Fumare la cannabis non dà dipendenza
fisica e sulla dipendenza psicologica ci sono tuttora
dei dibattiti ancora aperti.
Nei suoi studi
farmacologici Tart (1975) pone l’accento sulla
disposizione del soggetto che compie l’esperienza. La
maggior parte dei fumatori di cannabis deve imparare a
raggiungere quello stato di modificazione della
coscienza che viene definito come stato ebbrezza. La
prima volta che una persona fuma Marijuana o Hascisc
prova un effetto modesto, senza notevoli alterazioni
psicofisiche, e quindi si domanda il perché di tanto
fragore e chiasso riguardo una droga dagli effetti
irrilevanti. Solo in seguito, con l’intervento di
persone che gli suggeriscono di concentrare
l’attenzione su alcuni avvenimenti, situazioni e
circostanze, le forze di strutturazione di un altro
stato di rottura con lo stato di coscienza abituale,
entrano in azione. Il cambiamento si produce
improvvisamente ed il fumatore scopre di essere
“partito”. Un novizio può fumare, per la prima volta,
grandi quantità di cannabis senza subirne alcun effetto,
mentre in seguito, dopo aver appreso come fare, come
canalizzare le energie della sostanza, può risentire di
questi effetti anche dopo averne fumato una dose assai
minore. Questo, per la farmacologia rappresenta un
enorme paradosso, anche se non è un aspetto misterioso,
ma mostra semplicemente che gli effetti fisiologici di
rottura e di nuova strutturazione, operati dalla droga
in questione, non sono sufficienti a destabilizzare lo
stato ordinario di coscienza. Ma non appena il soggetto
ha appreso come farne buon uso, è sufficiente una
piccola quantità per ottenere gli effetti desiderati,
per destabilizzare lo stato di coscienza abituale ed
installare un nuovo stato, anche se solo
temporaneamente. Tutto questo accade nella prima fase
dell’uso della cannabis, poiché nel momento in cui la
sostanza viene assimilata con ritmi più elevati, a ritmi
costanti, si sviluppa come di consueto uno stato di
assuefazione, nel quale ovviamente per ottenere
l’effetto desiderato bisognerà assimilare in dosi sempre
più elevate la sostanza.
Nella sua analisi
Tart evidenzia l’effetto della cannabis come
disintegratore dei ruoli sociali imposti dalle
convenzioni; infatti l’uso continuativo della sostanza
determinerebbe nei consumatori una minore disponibilità
a rispettare le regole non scritte dei rapporti formali.
Sempre per Tart altri effetti molto importanti sono:
diminuzione dell’aggressività, una tendenza a diminuire
la chiassosità, correlata alla minore aggressività, e
una maggiore disponibilità verso gli altri, una
solidarietà di gruppo più accentuata.
L’uso della cannabis è diventato un modus vivendi
consolidato e accettato nella società moderna,
soprattutto in alcune sfere giovanili, in alcuni
ambienti, culturali e artistici; tuttavia nell’uso
costante della sostanza non vi è, da parte del
consumatore, la ricerca all’effetto esilarante e
divertente, bensì viene utilizzata come rilassante, come
fuga dallo stress giornaliero. E proprio per questo suo
effetto peculiarmente di “scacciapensieri” è molto
facile riscontrarne l’utilizzo e il consumo in fasce di
persone completamente inaspettate e insospettabili.
Cocaina
La cocaina è una
sostanza stimolante e una droga di prestazione. Con il
consumo regolare e assiduo si istaura presto una forte
dipendenza psicologica. Ovunque vangano richieste
velocità, concentrazione ed un alto livello di
prestazione è di turno la cocaina, perciò anche nella
vita notturna sfrenata della scena dei party.
Viene ricavata
dalla pianta della Coca che cresce sui territori
dell’America del Sud e si considera sia stata la prima
pianta di culto di questi territori. Durante il regno
Incas, sovrani e sacerdoti masticavano foglie di coca,
ma anche i loro guerrieri venivano resi più forti in
questo stesso modo. Quando i conquistatori spagnoli
sottomisero il Sud America, la chiesa cattolica bandì la
coca nel 1551, maledicendola e definendola “erba del
diavolo”. Presto però si fece largo la constatazione che
la masticazione delle foglie di questa erba maledetta
aveva i suoi risvolti positivi: infatti la coca
aumentava la capacità lavorativa degli Indios che in
quel periodo venivano sfruttati nelle miniere. Così i
colonizzatori spagnoli si impadronirono delle
piantagioni di coca e iniziarono un vero e proprio
commercio, rifornendo le popolazioni con l’erba del
diavolo. Ancora oggi gli Indios del Perù masticano
foglie di coca miste a cenere per far fronte alla
stanchezza, fame freddo, dolore o malattie gravi. Il
consumo di coca è socialmente accettato e culturalmente
solido tra queste popolazioni andine. Dalle foglie di
coca importate si giunse per la prima volta nel 1859 a
isolare il principio attivo della cocaina in un
laboratorio tedesco. Una ditta farmaceutica immise la
sostanza sul mercato come medicinale. La cocaina si
guadagnò la fama di innocua panacea, che serviva a
lenire numerosissimi dolori e disturbi di ogni tipo. Per
le sue proprietà di analgesico locale venne considerata
una droga miracolosa. L’impiego medico della cocaina si
deve anche a Sigmund Freud che la utilizzò durante delle
sue cure, ma presto si rese conto di come la cocaina
sebbene curava alcuni aspetti delle patologie presentava
con molta rapidità una forte dipendenza psicologica.
La cocaina si
presenta come una polvere bianca, cristallina e inodore,
dal sapore amaro. Viene per lo più sniffata, tirata su
dal naso; se viene iniettata non aumenta il rischio di
un’overdose, ma anche quello di una rapida dipendenza.
Tra gli effetti
abbiamo per prima cosa una sensibile narcosi delle
mucosi nasali e della gola, dato che la droga viene
assimilata sniffandola; la cocaina fa aumentare la
circolazione del sangue, dilata le pupille, aumenta la
capacità di prestazione individuale. Accanto all’aumento
della frequenza cardiaca si avverte un’accelerazione del
respiro. Agisce sulla corteccia cerebrale, che regola
intelletto e la memoria, come anche su parti del
cervello mediano, che regolano appetito, sentimento e
sonno. Anche le attività motorie guidate dal cervelletto
vengono influenzate. Mitiga la stanchezza, la fame e la
sete, euforizza e diffonde una sensazione di forza e
padronanza di se. Agisce in funzione stimolante sul
corpo e sulla mente. La cocaina ha un effetto eccitante
sulla sessualità e potenzia le sensazioni durante
l’orgasmo, ma al tempo stesso può uccidere il desiderio.
Maggiore è la dose e più frequente il consumo, minore è
la capacità del cervello di elaborare i dati in
sovrabbondanza. I pensieri si fanno incoerenti. Durante
la fase di esaurimento dell’effetto, dopo circa un’ora
dall’assunzione, ci si sente spenti, vuoti, depressi, si
cerca la calma, diventando invece sempre più nervosi,
non si riesce a dormire.
Sniffare cocaina
non porta alla dipendenza fisica: anche in seguito ad un
consumo regolare non compaiono sintomi da crisi
d’astinenza, una volta cessata l’assunzione. Tuttavia il
rischio di diventare psicologicamente dipendenti è molto
elevato. Il bisogno di nuove stimolazioni è forte e
smettere diventa sempre più difficile.
·
Eroina
L’eroina conferisce a chi la utilizza un’immagine
negativa, l’immagine stereotipata del tossico,
dell’emarginato che si trascina per le vie della città e
che farebbe di tutto pur di procurarsi un’altra dose. In
quest’ottica il mercato e la diffusione dell’eroina sono
nettamente divisi da quello delle altre droghe da party,
e mi riferisco a cocaina, LSD e ecstasy, tuttavia si
vanno moltiplicando i resoconti di consumatori di
ecstasy o di altre droghe da party, che finito l’effetto
di queste ultime, consumerebbero occasionalmente eroina,
per placare l’effetto accelerato e soprattutto la
depressione del giorno dopo. Il consumo regolare di
eroina crea una fortissima dipendenza fisica
riscontrabile nelle forti crisi di astinenza che si
osservano in soggetti che non hanno la possibilità di
ottenere la dose di eroina per mitigare la richiesta del
corpo.
L’eroina può essere fumata, sniffata o iniettata. L’uso
più frequente che si fa è quello dell’iniezione,
pertanto il rischio di contagio di malattie infettive di
vario tipo è molto alto, come epatite o HIV.
Ha un effetto molto forte, immediato e devastante;
l’eroina inalata ha in teoria lo stesso effetto di
quella iniettata, produce una sensazione di benessere
senza tuttavia il cosiddetto “flash” che si ha con
l’iniezione, molti tossicodipendenti infatti raccontano
come al momento dell’iniezione si abbia una fortissima
sensazione, una presa di coscienza e al tempo stesso di
incoscienza, una sensazione di agio totale, di
rilassamento fisico e mentale completo, un’estasi extra
corporea aldilà del corpo e della mente. Molti associano
il momento dell’iniezione ad una serie infinita di
orgasmi che non possono essere descritti in alcuni
termini.
I rischi per la salute sono elevatissimi e il rischio di
overdose è il più presente, non a caso le morti per
overdose tra i consumatori di eroina sono le più
frequenti rispetto all’uso di tutte le altre droghe
considerate forti. Si stabilisce molto presto una
dipendenza fisica e psicologica, quindi molto facilmente
e in maniera del tutto naturale si giunge ad un aumento
della dose per ottenere lo stesso effetto. Come
conseguenza del consumo di eroina si giunge a problemi
di natura sociale: l’urgenza dell’approvvigionamento
spinge spesso alla criminalità; le amicizie perdono il
loro valore che viene reinterpretato solo alla possibile
reperibilità della sostanza.
Molto spesso si sentono storie in cui persone
insospettabili ricorrono all’uso di eroina in momenti
molto difficili, momenti di elevato stress, e l’eroina
proprio in questi casi serve proprio per ottenere un
forte distacco dalla realtà che in quel momento è poco
sostenibile, poco governabile.
9.
LIBRI UTILI
Si
segnala il seguente libro, la cui copertina, purtroppo,
al momento non è disponibile.
"Maternità e Tossicodipendenza" di Malagoli Togliatti
Marisa, Mazzoni Silvia, Edito Giuffrè
Ecco la recensione del testo:
“MATERNITA’ E
TOSSICODIPENDENZA”
Malagoli Togliatti Marisa, Mazzoni Silvia
Editore: Giuffrè
...nella nostra cultura, in ogni caso, la
donna viene doppiamente svalorizzata in quanto donna e
in quanto tossicodipendente... come allora costruire
attorno ad essa una valida rete di servizi?
Ce lo spiegano gli autori del libro
“MATERNITA’ E TOSSICODIPENDENZA”.
Creata la rete di servizi occorre
un’opera attenta e paziente da parte di tutti per
utilizzarla e farla funzionare al meglio ....
Le donne tossicodipendenti sicuramente
sono quelle più difficili da trattare perché
probabilmente hanno una maggiore resistenza a
conformarsi alle regole dei servizi delle comunità;
anche se poi, tutto sommato, quando decidono di farsi
curare, rispondono meglio perché sono più capaci di
mettersi in gioco e di mettersi in discussione e
quindi... di attivare risorse interiori che sono
certamente utili nel processo di guarigione, di uscita.
La donna viene vissuta nei nostri
contesti più come viziosa quando diventa
tossicodipendente cioè noi ci aspettiamo che la donna,
nella nostra cultura, sia solida, sia più sana del
maschio, è un fatto culturale diciamo e quindi quando
esce fuori da questa normalità, probabilmente viene
percepita in modo peggiore rispetto all’uomo e questo ne
crea ancora di più l’emarginazione perché viene vissuta
come cattiva.
Tra l’altro, normalmente noi sappiamo che
gli utenti uomini il più delle volte hanno delle
compagne che non sono tossicodipendenti e lo stesso
invece non avviene per quanto riguarda le donne, le
quali, quando sono tossicodipendenti, hanno quasi sempre
un compagno o un marito anch’egli tossicodipendente.
Questo non fa che peggiorare la situazione, perché
comunque, nei casi di maternità, abbiamo delle
situazioni veramente drammatiche perché è vero che
certamente il ruolo del padre nella gestione di un
bambino è importante, però è anche vero che nella coppia
in cui soltanto l’uomo è tossicodipendente c’è questa
madre “sana e forte”, che comunque si fa carico di
accudire e di svolgere un ruolo positivo rispetto alla
maternità. Nel caso invece di donna tossicodipendente
questo non avviene il più delle volte.
Quasi tutte hanno un marito o un compagno
tossicodipendente e questo peggiora notevolmente le
cose. La donna spesso vive quasi all’ombra di quest’uomo
del quale segue le “gesta” in modo quasi inconsapevole,
ingenuo... cioè accompagna questo marito costantemente
in tutto quello che fa, non è capace mai di essere la
molla che spinge all’uscita, al cambiamento. Tra l’altro
nella nostra cultura, in ogni caso, la donna viene
doppiamente svalorizzata in quanto donna e in quanto
tossicodipendente e poi, se diventa madre ancora di più
perché, se già non vale nulla come donna perché è
tossicodipendente, come madre sarà ancora un fallimento.
Come allora costruire intorno ad una siffatta famiglia
una rete valida di servizi ? Ce lo spiegano gli autori
del libro “Maternità e tossicodipendenza”. Creata la
rete occorre un’opera attenta e paziente da parte di
tutti per utilizzarla e garantire al meglio il suo
funzionamento....
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