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Tossicodipendenze

Sezione curata dall'Assistente Sociale, Dott. Paolo Vito Topputi

 

 Il Dott. Paolo Vito Topputi ci presenta la struttura del lavoro che intende formulare all'interno di questa pagina dedicata alle Tossicodipendenze, come da schema sotto illustrato...sarà sua cura compilare per essere qui pubblicati, via via, i vari capitoli e paragrafi dedicati.

 

LA TOSSICODIPENDENZA 

 

  1. CHI E’ IL TOSSICODIPENDENTE?

 

  1. DEFINIZIONE DI DROGA

 

  1. MODALITA’ DI REAZIONE ALLA SOSTANZA

 

  1. ALCUNE DROGHE E IL LORO RISPETTIVO MONDO

 

        • Cannabis
        • Cocaina
        • Eroina
        • Lsd e altri allucinogeni

 

  1. LA COMUNITA’ TERAPEUTICA RESIDENZIALE PER IL RECUPERO DI SOGGETTI TOSSICODIPENDENTI E A DOPPIA DIAGNOSI

 

        • La comunità è la casa.....
        • Il programma terapeutico, mission e obbiettivi

 

  1. LA RETE DEI SERVIZI  E LA PREVENZIONE

 

        • Il SERT : I suoi compiti, di cosa si occupa, chi ci lavora...
        • L’ELENCO DEI SERT
        • LA  PREVENZIONE PRIMARIA

 

  1. LE LEGGI SULLA TOSSICODIPENDENZA

 

  1. SITI WEB UTILI

 

        • Italiani
        • Stranieri

 

  1. LIBRI UTILI

 

  1. DOCUMENTI UTILI

 

 

 

 

 

Tossicodipendenze

 

 

1. IMMAGINE DEL TOSSICODIPENDENTE

La figura del tossicodipendente è ormai distinta e conosciuta, anche a coloro che di sostanze stupefacenti ne hanno solamente sentito parlare. Innanzitutto è importante stabilire in primo luogo che, nel momento in cui si usa la parola tossicodipendente, non si fa riferimento esclusivamente al personaggio tipico, al “drogato”, all’eroinomane che ruba e fa del male pur di ottenere la sua dose giornaliera; con il termine tossicodipendente infatti  si include tutta quella categoria di persone che sviluppa una certa dipendenza, sia fisica che psicologica, da un certo tipo di sostanza, la quale può essere sia la già citata eroina, che la ben accettata caffeina, o la nicotina delle sigarette, la cannabis, la cocaina e molte altre.

La rappresentazione di questo fenomeno a livello collettivo, è tuttora profondamente influenzata da una serie di immagini stereotipiche, un’immagine che evoca forti reazioni emozionali, che richiama la necessità di prendere delle posizioni etiche ed ideologiche, ed è per lo più presa in considerazione ed elaborata in rapporto a casi problematici o estremi e non a stili di assunzione più moderati che sono in realtà i più diffusi. Tale rappresentazione rende pertanto difficile una considerazione del consumo alla stessa stregua di altre condotte rischiose che si verificano nel periodo adolescenziale e giovanile, e che ne permetta un’analisi alla luce della risoluzione dei compiti di sviluppo specifici di questa fase di vita, in modo particolare quelli relativi alla riorganizzazione del concetto di sé.

Fronteggiare un compito di sviluppo si configura per l’adolescente come un’esperienza impegnativa, come un’occasione per sperimentare se stesso e le proprie competenze; ciò implica un certo grado di stress che lo rende più vulnerabile e più esposto a potenziali esperienze di crisi. L’adolescente sperimenta sentimenti di disagio e di inadeguatezza che possono rendergli attraente ricorrere ad una droga, soprattutto quando non trova risposte adeguate alla soluzione di un compito o quando si trova ad affrontare più compiti contemporaneamente e il suo impegno emotivo si distribuisce in modo improduttivo su molteplici versanti nello stesso momento. La facilità con cui la droga consente di soddisfare determinati bisogni o di raggiungere certi obbiettivi  evita all’adolescente di affrontare le difficoltà che derivano dal provare e riprovare di fronte ai problemi, dal riflettere ed interpretare le esperienze che via via compie. L’equilibrio che raggiunge non è perciò legato a competenze personali elaborate nel processo di crescita ma è strettamente legato al rapporto positivo che instaura con la sostanza.

Riferirsi alla questione droga evoca immediatamente almeno tre immagini stereotipiche:

quella del drogato inetto e incapace, quella della droga onnipotente, e quella dello spacciatore malvagio che irretisce vittime innocenti.

Il drogato è rappresentato come una persona senza prospettive, senza orgoglio, senza principi morali, che agisce unicamente per assicurarsi le dosi che gli consentono di evitare l’astinenza e che a tal fine è disposto a fare qualunque cosa, come se la droga fosse l’unica forza motrice delle sue azioni. Nella vita reale i giovani si approvvigionano di droghe soprattutto da altri

giovani  nell’ambito delle comuni attività del tempo libero e degli incontri sociali abituali; nonostante ciò è ancora ampiamente diffusa l’idea di uno spacciatore che corrompe e assoggetta giovani innocenti contro la loro volontà e al di là del loro controllo: tale figura, rappresentata come totalmente malvagia e senza scrupoli, è spessa paragonata al serpente tentatore che evoca l’idea mitica di lotta fra il bene e il male, in cui l’innocente è destinato facilmente a soccombere. In quest’ottica quando le sue giovani vittime sono assoggettate alla dipendenza, che si presume si verifichi immediatamente e irreversibilmente, egli assume il controllo della loro esistenza inducendoli al crimine, al vizio e alla degradazione.

Anche alla droga è attribuito il ruolo onnipotente di determinare, di per se, effetti devastanti di deterioramento psicologico, fisico e sociale. In realtà le droghe sono rappresentate come buone e cattive soprattutto in rapporto al loro status di legalità e illegalità, che è diverso da un periodo storico all’altro e da una cultura all’altra; quelle buone sono viste come sicure e quelle cattive come pericolose. Ciò comporta una certa difficoltà a far accettare alle persone l’idea che il tabacco, gli psicofarmaci e l’alcol siano le droghe, che se usate in modo eccessivo inducono conseguenze in taluni casi ancor più disfunzionali di quelle indotte da una droga cattiva come ad esempio l’eroina o la cocaina.

La forza dell’immagine stereotipata del drogato rende particolarmente difficile discriminare fra diversi stili di consumo, distinguere cioè fra consumo non dipendente, moderato e vera e propria tossicodipendenza.

La diffusione del consumo di droghe illecite in Italia è un fenomeno recente che si è sviluppato soprattutto a partire dal dopoguerra assumendo nel corso del tempo caratteristiche e forme di espressione sempre diverse. Attualmente la questione su cui si concentra maggiormente l’attenzione e la preoccupazione dell’opinione pubblica e degli operatori non è solo la tossicodipendenza, ma anche la notevole diffusione tra i giovani, verificatasi soprattutto a partire dagli anni ’90, di vecchie e nuove droghe (allucinogeni, ecstasy e cocaina) e di alcolici ed inoltre il problema di contenere quanto più possibile la diffusione dell’ AIDS. Accanto a forme di tossicodipendenza da eroina che coinvolgono fasce sempre più svantaggiate di popolazione giovanile e nuove categorie di soggetti marginali, persone senza fissa dimora, extracomunitari, nomadi , si accentua da parte di estesi gruppi giovanili il consumo di sostanze in grado di incrementare stati di attivazione e di disinibizione e di facilitare i rapporti con gli altri; questi comportamenti hanno strettamente a che fare con la ricerca di un piacere e di un’eccitazione compatibili con il normale svolgersi della vita quotidiana.

 

2. DEFINIZIONE DI DROGA

Si usa il termine “droga” per indicare le molte sostanze naturali o di sintesi, capaci di modificare l’umore, la percezione e l’attività mentale. Se ciò che le accomuna è il fatto di esplicare un’azione farmacologica di tipo psicoattivo, esse sono tuttavia tra loro estremamente diverse, in ragione degli effetti che producono, della loro potenziale dannosità, ma anche della diversa considerazione sociale di cui godono. In esse infatti sono comprese sostanze di uso comune come il tabacco, il tè e il caffè, farmaci come i barbiturici, i tranquillanti, le anfetamine ed altre come la cannabis e l’LSD, la cocaina e l’eroina. Altri termini come ad esempio narcotico e stupefacente sono utilizzati sia in ambito legale, sia nel senso comune, come equivalenti o sinonimi di droga; la prima denominazione è corretta esclusivamente per indicare le sostanze in grado di indurre narcosi o anestesia, e quindi fenomeni di riduzione o abolizione dello stato di coscienza, perdita di sensibilità e rilassamento muscolare (sostanze come l’etere, cloroformio, oppio e i suoi derivati). E’ molto meno equivoco il termine sostanza psicoattiva o psicotropa, perché sicuramente tutte le droghe hanno fra i loro effetti una modificazione dell’attività psichica. Utilizzerò un criterio di classificazione per dividere le sostanze psicoattive in ambito farmacologico, sulla base degli effetti che ciascuna di esse produce sul sistema nervoso centrale.

In questo modo le possiamo distinguere in quattro tipologie:

  

1.      _droghe che deprimono il sistema nervoso centrale (alcol,barbiturici,ipnosedativi,benzodiazepine,solventi)

  

2.      _droghe che riducono il dolore (oppioidi naturali e di sintesi)

  

3.   _droghe che stimolano il sistema nervoso centrale (amfetamine,farmaci,amfetaminosimili,cocaina,crack,caffeina,nicotina)

 

 4.      _droghe che alterano la funzione percettiva (LSD,funghi allucinogeni,cannabis,ecstasy)

 

Le droghe che deprimono il sistema nervoso centrale sono sostanze che, se assunte a piccole dosi, riducono gli stati d’ansia e di tensione, la capacità di concentrazione e la memoria inducendo sensazioni di benessere, di rilassamento, di lieve euforia. Dosi più elevate, nel caso dell’alcol, diminuiscono le inibizioni, il senso critico, l’autocontrollo, aumentano gli stati di irritabilità e i comportamenti aggressivi, in quello dei barbiturici incrementano soprattutto gli effetti di sedazione. L’assunzione ripetuta di dose elevate di tutte le sostanze comprese in questo gruppo determina fenomeni di tolleranza.

Le droghe che riducono il dolore oltre a ridurre gli stati di angoscia e di ansia determinando sensazioni di calore e di tranquillità, riducono la sensibilità e le reazioni emotive al dolore, e interferiscono in modo limitato con il funzionamento fisico e mentale. Dosi elevate provocano sedazione, stupore, sonno, perdita di coscienza. Dosi ripetute con una certa frequenza inducono tolleranza e dipendenza fisica. Ad esempio l’eroina come tutti gli oppiacei, produce tolleranza soltanto se è assunta regolarmente ogni giorno per diverse settimane. Instauratasi la situazione di tolleranza, per continuare ad ottenere gli effetti piacevoli già sperimentati diventa necessario aumentare la dose. Si giunge così, man mano, ad un punto in cui nessun incremento produce l’effetto euforizzante atteso ed è necessario aumentare la dose al solo scopo di sentirsi “normali”. La gravità della crisi di astinenza è correlata alla dose di eroina abitualmente assunta.

Le droghe che stimolano il sistema nervoso centrale aumentano la vigilanza, diminuiscono la sensazione di fame e di fatica, non danno più energia come si crede, ma utilizzano semplicemente tutta quella di cui l’organismo dispone  e perciò incrementano la capacità di svolgere compiti fisici  e intellettuali prolungati. Aumentano il battito cardiaco, la pressione sanguigna, il livello di zuccheri nel sangue e la dilatazione delle pupille. Mentre bassi dosaggi favoriscono stati di eccitazione, di euforia e sensazioni di aumentata energia, dosaggi più elevati si associano, ad eccezione del tabacco e della caffeina, a comportamenti aggressivi, violenti e disforici. L’uso prolungato di queste sostanze genera tolleranza e dipendenza psichica, non quella fisica; fa eccezione il tabacco.

Le droghe che alterano la funzione percettiva incrementano e modificano le esperienze sensoriali con illusioni e allucinazioni, favoriscono in genere stati di euforia e più raramente di ansia e panico, alterano il pensiero. Mentre l’uso dei derivati della cannabis induce soprattutto rilassamento, sonnolenza, voglia di parlare e di ridere, l’LSD favorisce fenomeni allucinatori e il PCP comportamenti estatici, sedazione o stimolazione. Con dosi elevate possono verificarsi episodi di confusione mentale, disorientamento, agitazione, panico e di allucinazione accentuata.

 

3. MODALITA' DI REAZIONE ALLA SOSTANZA

Dal momento in cui una droga è assunta prendono avvio numerosi processi metabolici mediante i quali essa esplica la sua specifica azione psicoattiva. Tutte le sostanze psicoattive producono delle alterazioni nel messaggio chimico che è inviato da un neurone all’altro entro le sinapsi del sistema nervoso centrale: essendo i recettori occupati da molecole della droga, il messaggio chimico normalmente trasmesso da un neurone all’altro ne risulta in certi casi inibito ed in altri intensificato; a sua volta ciò produce un’alterazione nella neurotrasmissione entro il sistema nervoso centrale che si manifesta con una modificazione dell’umore e del comportamento. Prima di giungere ad alterare la neurotrasmissione entro il sistema nervoso centrale, tuttavia, una sostanza psicoattiva deve entrare, attraverso il flusso sanguigno, nel cervello tramite capillari che offrono però una resistenza strutturale denominata: barriera ematoencefalica essendo relativamente impermeabili alle droghe idrosolubili, infatti le droghe più comunemente diffuse e utilizzate sono liposolubili. Dal momento in cui una droga è assorbita nel cervello essa continua a produrre il suo effetto psicoattivo finché non si diffonde di nuovo nel sistema sanguigno attraverso il quale raggiunge il fegato dove per lo più viene metabolizzata in un composto inattivo rapidamente espulso dall’organismo. Il fegato è quindi l’organo maggiormente responsabile della de-attivazione delle droghe che circolano nel sangue grazie ai microsomi, e cioè ai piccoli organi intracellulari specializzati nel sintetizzare gli opportuni enzimi.

Gli effetti delle cosiddette droghe, psicoattivi, al contrario degli effetti degli antibiotici, dei diuretici e di molti altri tipi di agenti farmacologici, sono determinati in parte dalla loro composizione chimica e in parte dalle aspettative di coloro che le consumano. Quindi gli effetti di una droga non dipendono in modo esclusivo dalle sue caratteristiche farmacologiche, ma variano in modo considerevole anche in relazione ad una serie di fattori come: le caratteristiche biologiche e psicologiche dell’assuntore, la qualità della sostanza, la dose e le modalità dell’assunzione, il contesto in cui essa si verifica concretamente. Gli effetti sono diversi a seconda che la droga sia naturale, raffinata e di sintesi, e a seconda del suo grado di concentrazione e di purezza. La modalità di assunzione è fattore determinante: il fatto che una droga sia assunta per via orale, per iniezione o per inalazione implica dei processi di assimilazione tra loro assai diversi. Nel caso dell’assunzione orale, considerato il più sicuro in assoluto, l’assorbimento avviene in modo piuttosto lento e incompleto; la sostanza passa attraverso le pareti gastriche e intestinali, giunge al circolo sanguigno e da qui arriva al cervello;proprio perché le cellule del tratto gastrointestinale costituiscono una barriera strutturale che ritarda il processo, l’effetto prodotto è più debole, sia perché certe droghe sono deattivate dagli acidi e dagli enzimi del tratto intestinale, sia perché giungono molto rapidamente al fegato dove sono metabolizzate in composti inattivi. Assumendo per inalazione una droga essa viene assorbita solo parzialmente dal tratto nasofaringeo e invece in maggior misura in quello gastrointestinale. Nel caso invece di un’assunzione per via endovenosa la sostanza raggiunge il circolo sanguigno e il cervello in modo molto più rapido e immediato.

Una certa variabilità nelle reazioni alle droghe dipende anche dal sesso, dall’età, dalla statura, dal peso, dallo stato di salute dell’assuntore.

Un altro fattore determinante sugli effetti di una sostanza psicotropa sull’individuo sono le caratteristiche proprie dell’assuntore; il tipo di personalità, lo stato psichico in cui si trova al momento dell’assunzione, l’essere ad esempio in condizioni di ansia o di depressione può accentuare esperienze di angoscia, di panico o di allucinazioni, le conoscenze di cui dispone a proposito della droga e dei suoi effetti,le sue aspettative ma anche la fase di consumo in cui si trova, infatti è diverso che si tratti della prima o delle primissime assunzioni o invece di un rapporto di consumo consolidato; questi sono tutti aspetti in grado di influenzare in modo considerevole quella che sarà l’esperienza di un individuo rispetto ad una droga. L’uso di una sostanza psicoattiva non è mai un evento neutro per il consumatore. A secondo che essa sia prescritta da un medico e acquistata in farmacia, o che sia invece ottenuta illegalmente, colui che l’assume ha comunque delle idee abbastanza precise sul come e sul quando è opportuno usarla e in quali modi essa è in grado di influenzare i suoi pensieri, i suoi sentimenti e i suoi comportamenti. A prescindere dagli effetti diretti della droga non è da sottovalutare il potente effetto della suggestione, dell’aspettativa rispetto all’effetto della droga stessa.

 

4. ALCUNE DROGHE E IL LORO RISPETTIVO MONDO 

  • Cannabis

 Di certo la sostanza è considerata la più inoffensiva delle droghe offerte sul mercato illegale. Per le innumerevoli proprietà del suo principio attivo, la cannabis appartiene ai medicinali più antichi di cui l’uomo abbia fatto uso. La droga è trafficata sul mercato illegale sotto due forme di prodotti : hascisc e marijuana. Nel caso della marijuana  si tratta delle cime, delle foglie e dei gambi essiccati, l’hascisc consiste invece di grumi di resina o di cannabis polverizzata e pressata in pani. La particolarità di questa pianta sta in una bilanciata combinazione fra i suoi molteplici principi attivi, fra i quali emerge il più presente THC. La cannabis ha proprietà eccitanti e calmanti, narcotiche e allucinogene. Quale sia l’effetto dominante dipende oltre che dalla personalità del consumatore e dalle circostanze del consumo, soprattutto dalla diversissima qualità della sostanza. La droga stimola la concentrazione sull’essenziale, su ciò che ci si è proposti in una determinata situazione e si vuole perciò raggiungere. L’effetto può anche farsi sentire, al contrario, in forma di dispersione, fino alla disgregazione dell’IO. La cannabis aiuta a ridurre gli stimoli esterni e ad attivare la vita interiore . La droga acutizza la percezione visiva e acustica, sensibilizza il tatto e la sensibilità epidermica. Mangiata o bevuta, la cannabis ha un effetto più forte e più duraturo. Fumare la cannabis non dà dipendenza fisica e sulla dipendenza psicologica ci sono tuttora dei dibattiti  ancora aperti.

Nei suoi studi farmacologici  Tart (1975) pone l’accento sulla disposizione del soggetto che compie l’esperienza. La maggior parte dei fumatori di cannabis deve imparare a raggiungere quello stato di modificazione della coscienza che viene definito come stato ebbrezza. La prima volta che una persona fuma Marijuana o Hascisc prova un effetto modesto, senza notevoli alterazioni psicofisiche, e quindi si domanda il perché di tanto fragore e chiasso riguardo una droga dagli effetti irrilevanti. Solo in seguito, con l’intervento di persone che gli suggeriscono di concentrare l’attenzione  su alcuni avvenimenti, situazioni e circostanze, le forze di strutturazione di un altro stato di rottura con lo stato di coscienza abituale, entrano in azione. Il cambiamento si produce improvvisamente ed il fumatore scopre di essere “partito”. Un novizio può fumare, per la prima volta, grandi quantità di cannabis senza subirne alcun effetto, mentre in seguito, dopo aver appreso come fare, come canalizzare le energie della sostanza, può risentire di questi effetti anche dopo averne fumato una dose assai minore. Questo, per la farmacologia rappresenta un enorme paradosso, anche se non è un aspetto misterioso, ma mostra semplicemente che gli effetti fisiologici di rottura e di nuova strutturazione, operati dalla droga in questione, non sono sufficienti a destabilizzare lo stato ordinario di coscienza. Ma non appena il soggetto ha appreso come farne buon uso, è sufficiente una piccola quantità per ottenere gli effetti desiderati, per destabilizzare lo stato di coscienza abituale ed installare un nuovo stato, anche se solo temporaneamente. Tutto questo accade nella prima fase dell’uso della cannabis, poiché nel momento in cui la sostanza viene assimilata con ritmi più elevati, a ritmi costanti, si sviluppa come di consueto uno stato di assuefazione, nel quale ovviamente per ottenere l’effetto desiderato bisognerà assimilare in dosi sempre più elevate la sostanza.

Nella sua analisi Tart evidenzia l’effetto della cannabis come disintegratore dei ruoli sociali imposti dalle convenzioni; infatti l’uso continuativo della sostanza determinerebbe nei consumatori una minore disponibilità a rispettare le regole non scritte dei rapporti formali. Sempre per Tart altri effetti molto importanti sono: diminuzione  dell’aggressività, una tendenza a diminuire la chiassosità, correlata alla minore aggressività, e una maggiore disponibilità verso gli altri, una solidarietà di gruppo più accentuata.

L’uso della cannabis è diventato un modus vivendi consolidato e accettato nella società moderna, soprattutto in alcune sfere giovanili, in alcuni ambienti, culturali e artistici; tuttavia nell’uso costante della sostanza non vi è, da parte del consumatore, la ricerca all’effetto esilarante e divertente, bensì viene utilizzata come rilassante, come fuga dallo stress giornaliero. E proprio per questo suo effetto peculiarmente di “scacciapensieri” è molto facile riscontrarne l’utilizzo e il consumo in fasce di persone completamente inaspettate e insospettabili.

  • Cocaina

La cocaina è una sostanza stimolante e una droga di prestazione. Con il consumo regolare e assiduo si istaura presto una forte dipendenza psicologica. Ovunque vangano richieste velocità, concentrazione ed un alto livello di prestazione è di turno la cocaina, perciò anche nella vita notturna sfrenata della scena dei party.

Viene ricavata dalla pianta della Coca che cresce sui territori dell’America del Sud e si considera sia stata la prima pianta di culto di questi territori. Durante il regno Incas, sovrani e sacerdoti masticavano foglie di coca, ma anche i loro guerrieri venivano resi più forti in questo stesso modo. Quando i conquistatori spagnoli sottomisero il Sud America, la chiesa cattolica bandì la coca nel 1551, maledicendola e definendola “erba del diavolo”. Presto però si fece largo la constatazione che la masticazione delle foglie di questa erba maledetta aveva i suoi risvolti positivi: infatti la coca aumentava la capacità lavorativa degli Indios che in quel periodo venivano sfruttati nelle miniere. Così i colonizzatori spagnoli si impadronirono delle piantagioni di coca e iniziarono un vero e proprio commercio, rifornendo le popolazioni con l’erba del diavolo. Ancora oggi gli Indios del Perù masticano foglie di coca miste a cenere per far fronte alla stanchezza, fame freddo, dolore o malattie gravi. Il consumo di coca è socialmente accettato e culturalmente solido tra queste popolazioni andine. Dalle foglie di coca importate si giunse per la prima volta nel 1859 a isolare il principio attivo della cocaina in un laboratorio tedesco. Una ditta farmaceutica immise la sostanza sul mercato come medicinale. La cocaina si guadagnò la fama di innocua panacea, che serviva a lenire numerosissimi dolori e disturbi di ogni tipo. Per le sue proprietà di analgesico locale venne considerata una droga miracolosa. L’impiego medico della cocaina si deve anche a Sigmund Freud che la utilizzò durante delle sue cure, ma presto si rese conto di come la cocaina sebbene curava alcuni aspetti delle patologie presentava con molta rapidità una forte dipendenza psicologica.

La cocaina si presenta come una polvere bianca, cristallina e inodore, dal sapore amaro. Viene per lo più sniffata, tirata su dal naso; se viene iniettata non aumenta il rischio di un’overdose, ma anche quello di una rapida dipendenza.

Tra gli effetti abbiamo per prima cosa una sensibile narcosi delle mucosi nasali e della gola, dato che la droga viene assimilata sniffandola; la cocaina fa aumentare la circolazione del sangue, dilata le pupille, aumenta la capacità di prestazione individuale. Accanto all’aumento della frequenza cardiaca si avverte un’accelerazione del respiro. Agisce sulla corteccia cerebrale, che regola intelletto e la memoria, come anche su parti del cervello mediano, che regolano appetito, sentimento e sonno. Anche le attività motorie guidate dal cervelletto vengono influenzate. Mitiga la stanchezza, la fame e la sete, euforizza e diffonde una sensazione di forza e padronanza di se. Agisce in funzione stimolante sul corpo e sulla mente. La cocaina ha un effetto eccitante sulla sessualità e potenzia le sensazioni durante l’orgasmo, ma al tempo stesso può uccidere il desiderio. Maggiore è la dose e più frequente il consumo, minore è la capacità del cervello di elaborare i dati in sovrabbondanza. I pensieri si fanno incoerenti. Durante la fase di esaurimento dell’effetto, dopo circa un’ora dall’assunzione, ci si sente spenti, vuoti, depressi, si cerca la calma, diventando invece sempre più nervosi, non si riesce a dormire.

Sniffare cocaina non porta alla dipendenza fisica: anche in seguito ad un consumo regolare non compaiono sintomi da crisi d’astinenza, una volta cessata l’assunzione. Tuttavia il rischio di diventare psicologicamente dipendenti è molto elevato. Il bisogno di nuove stimolazioni è forte e smettere diventa sempre più difficile.

 

·        Eroina

L’eroina conferisce a chi la utilizza un’immagine negativa, l’immagine stereotipata del tossico, dell’emarginato che si trascina per le vie della città e che farebbe di tutto pur di procurarsi un’altra dose. In quest’ottica il mercato e la diffusione dell’eroina sono nettamente divisi da quello delle altre droghe da party, e mi riferisco a cocaina, LSD e ecstasy, tuttavia si vanno moltiplicando i resoconti di consumatori di ecstasy o di altre droghe da party, che finito l’effetto di queste ultime, consumerebbero occasionalmente eroina, per placare l’effetto accelerato e soprattutto la depressione del giorno dopo. Il consumo regolare di eroina crea una fortissima dipendenza fisica riscontrabile nelle forti crisi di astinenza che si osservano in soggetti che non hanno la possibilità di ottenere la dose di eroina per mitigare la richiesta del corpo.

L’eroina può essere fumata, sniffata o iniettata. L’uso più frequente che si fa è quello dell’iniezione, pertanto il rischio di contagio di malattie infettive di vario tipo è molto alto, come epatite o HIV.

Ha un effetto molto forte, immediato e devastante; l’eroina inalata ha in teoria lo stesso effetto di quella iniettata, produce una sensazione di benessere senza tuttavia il cosiddetto “flash” che si ha con l’iniezione, molti tossicodipendenti infatti raccontano come al momento dell’iniezione si abbia una fortissima sensazione, una presa di coscienza e al tempo stesso di incoscienza, una sensazione di agio totale, di rilassamento fisico e mentale completo, un’estasi extra corporea aldilà del corpo e della mente. Molti associano il momento dell’iniezione ad una serie infinita di orgasmi che non possono essere descritti in alcuni termini.

I rischi per la salute sono elevatissimi e il rischio di overdose è il più presente, non a caso le morti per overdose tra i consumatori di eroina sono le più frequenti rispetto all’uso di tutte le altre droghe considerate forti. Si stabilisce molto presto una dipendenza fisica e psicologica, quindi molto facilmente e in maniera del tutto naturale si giunge ad un aumento della dose per ottenere lo stesso effetto. Come conseguenza del consumo di eroina si giunge a problemi di natura sociale: l’urgenza dell’approvvigionamento spinge spesso alla criminalità; le amicizie perdono il loro valore che viene reinterpretato solo alla possibile reperibilità della sostanza.

Molto spesso si sentono storie in cui persone insospettabili ricorrono all’uso di eroina in momenti molto difficili, momenti di elevato stress, e l’eroina proprio in questi casi serve proprio per ottenere un forte distacco dalla realtà che in quel momento è poco sostenibile, poco governabile.

 

 

 9. LIBRI UTILI

Si segnala il seguente libro, la cui copertina, purtroppo, al momento non è disponibile.

"Maternità e Tossicodipendenza" di Malagoli Togliatti Marisa, Mazzoni Silvia, Edito Giuffrè

Ecco la recensione del testo:

 

 

“MATERNITA’ E TOSSICODIPENDENZA”

Malagoli Togliatti Marisa, Mazzoni Silvia

Editore: Giuffrè

  

...nella nostra cultura, in ogni caso, la donna viene doppiamente svalorizzata in quanto donna e in quanto tossicodipendente... come allora costruire attorno ad essa  una valida rete di servizi?

Ce lo spiegano gli autori del libro “MATERNITA’ E TOSSICODIPENDENZA”.

Creata la rete di servizi  occorre  un’opera attenta e paziente da parte di tutti per utilizzarla e farla funzionare al meglio ....

Le donne tossicodipendenti  sicuramente sono quelle più difficili da trattare  perché probabilmente hanno una maggiore resistenza a conformarsi alle regole dei servizi delle comunità;  anche se poi, tutto sommato, quando decidono di farsi curare, rispondono meglio perché sono più capaci di mettersi in gioco e  di mettersi in discussione e quindi... di attivare risorse interiori che sono certamente utili nel processo di guarigione, di uscita.

La donna viene vissuta nei nostri contesti più come viziosa quando diventa tossicodipendente cioè noi ci aspettiamo che la donna, nella nostra cultura, sia solida, sia più sana del maschio, è un fatto culturale diciamo e quindi quando esce fuori da questa normalità, probabilmente viene percepita in modo peggiore rispetto all’uomo e questo ne crea ancora di più l’emarginazione perché viene vissuta come cattiva.

Tra l’altro, normalmente noi sappiamo che gli utenti uomini il più delle volte hanno delle compagne che non sono tossicodipendenti e lo stesso invece non avviene per quanto riguarda le donne, le quali, quando sono tossicodipendenti, hanno quasi sempre un compagno o un marito anch’egli tossicodipendente. Questo non fa che peggiorare la situazione, perché comunque, nei casi di maternità, abbiamo delle situazioni veramente drammatiche perché è vero che certamente il ruolo del padre nella gestione di un bambino è importante, però è anche vero che nella coppia in cui soltanto l’uomo è tossicodipendente c’è questa madre “sana e forte”, che comunque si fa carico di accudire e di svolgere un ruolo positivo rispetto alla maternità. Nel caso invece di donna tossicodipendente questo non avviene il più delle volte.

Quasi tutte hanno un marito o un compagno tossicodipendente e questo peggiora notevolmente le cose. La donna spesso vive quasi all’ombra di quest’uomo del quale segue le “gesta” in modo quasi inconsapevole, ingenuo... cioè accompagna questo marito costantemente in tutto quello che fa, non è capace mai di essere la molla che spinge all’uscita, al cambiamento. Tra l’altro nella nostra cultura, in ogni caso, la donna viene doppiamente svalorizzata in quanto donna e in quanto tossicodipendente e poi, se diventa madre ancora di più perché, se già non vale nulla come donna perché è tossicodipendente, come madre sarà ancora un fallimento. Come allora costruire intorno ad una siffatta famiglia una rete valida di servizi ? Ce lo spiegano gli autori del libro “Maternità e tossicodipendenza”. Creata la rete occorre  un’opera attenta e paziente da parte di tutti per utilizzarla e garantire al meglio il suo funzionamento....

 

 

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