SERVIZI SOCIALI ON LINE

Per contribuire alla promozione del benessere sociale della Comunità

Sito Web fondato e diretto dall'Assistente Sociale Specialista, Dott. Antonio Bellicoso

Primo canale on line gratuito in Italia dedicato al sociale. S.O.S. Servizi Sociali On Line  è un servizio che offre consulenza gratuita per il sostegno e l’orientamento in particolari fasi della vita. Attraverso il forum, la bacheca e la chat si realizza uno scambio di opinioni e di idee su tematiche sociali

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Problematiche dell'Area Materno Infantile e Familiare

(l'offerta dei Consultori Familiari)

Sezione curata dall'Assistente Sociale, Dott. ssa Valeria Rosati

 

In questo spazio, la D.ssa Valeria Rosati ci descriverà le problematiche dell'Area Materno Infantile e Familiare e l'offerta dei Consultori Familiari. Per realizzare detto intento, verrà osservato l'indice degli argomenti seguente:

 

1) Che cosa è il Consultorio Familiare, come vi si accede e le principali Leggi di riferimento (a cura dell'Assistente Sociale Specialista, D.ssa Linda Mazza)

 

a cura dell'Assistente Sociale D.ssa Valeria Rosati:

2) Consultorio: luci ed ombre

3) Integrazione Socio Sanitaria: un'utopia?

4) Servizio Socio Sanitario: Una opportunità o una contraddizione in termini?

5) Il Consultorio e i suoi ambiti: scolastico, territoriale, promozionale

6) Il colloquio nelle situazioni di crisi: I.V.G., Mediazione familiare

7) Riqualificazione dei Consultori Familiari o smantellamento?

 

 

 

 

 

 

Problematiche dell'Area Materno Infantile e Familiare

(l'offerta dei Consultori Familiari)

 

Questo primo capitolo che segue è stato redatto dall'Assistente Sociale Specialista, D.ssa Linda Mazza

1) Che cosa è il Consultorio Familiare, come vi si accede e le principali Leggi di riferimento

I Consultori Familiari sono centri multi professionali di prevenzione e assistenza sanitaria psicologica e sociale alla persona, alla coppia e alla famiglia nelle diverse fasi della vita.

Offrono una accoglienza personalizzata, consulenze e prestazioni specialistiche per sessualità e contraccezione, gravidanza e nascita, menopausa, disagio psicologico e problemi sociali, adozione e affido familiare.

I consultori familiari sono stati istituiti dalla Legge n. 405 del 1975 e conseguentemente nelle regioni sono state emanate le Leggi regionali attuative, ciascuna Regione ha la propria.

 

Altre leggi utili per il servizio di chi lavora nei Consultori Familiari e da tenere perciò nei propri archivi sono:

La legge 194/78 (Le norme sulla tutela della maternità e dell’I.V.G.)

La legge 184/83 (Disciplina dell'adozione e dell'affidamento dei minori)

La legge  66/96     (Norme contro la violenza sessuale)

La legge 269/98 (Norme contro lo sfruttamento della prostituzione, della pornografia, del turismo sessuale in danno ai minori, quali nuove forme di riduzione in schiavitù)

La legge 53/2000   (Norme sui congedi parentali)

La legge 328/00 (Legge quadro sistema integrato interventi e servizi sociali)

La legge 149/01 (Modifiche alla legge 184/83)

La legge 154/01 (Misure contro la violenza nelle relazioni familiari)

La legge 189/2002  (Legge sull’immigrazione)

La legge 104/1992  (Legge per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone

                             Handicappate)

La legge n. 54/2006   (Disposizioni in materia di separazione dei ge-

                             nitori e affidamento condiviso dei figli)

La legge 38/06 (Disposizione in materia di lotta contro lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pedopornografia anche a mezzo internet)

 

Il lavoro all’interno dei Consultori Familiari è connotato da un approccio multidisciplinare per garantire una prestazione globale rispetto alla salute psicofisica; pertanto all’interno vi lavorano ginecologi, psicologi, assistenti sociali, assistenti sanitarie, ostetriche, infermiere professionali, andrologi, avvocati e mediatrici culturali.

Per accedere ai Consultori basta telefonare o presentarsi di persona e fissare un’appuntamento. Non serve, per i Consultori milanesi, nessun tipo di impegnativa medica e non vi sono limitazioni di zona di appartenenza.  

 

2) Consultorio: luci ed ombre

Come abbiamo visto il Consultorio è un servizio socio-sanitario territoriale che si occupa  di prevenzione. La sua specificità è quella di essere una struttura operativa di base in contatto con il tessuto sociale e con i suoi bisogni primari colti nella quotidianità e normalità, oltre che nelle inevitabili disfunzioni e patologie. A differenza di altri servizi di cura esso opera con una “presa in carico” dei problemi non aspettando che essi si manifestino ma prevenendoli attraverso la conoscenza dei bisogni effettivi della comunità di riferimento. Detto questo, anzi proprio per questo, è difficile parlare in generale  “dei” consultori; più esatto sarebbe infatti descrivere “un”  determinato consultorio con le sue peculiarità e specificità evitando l'elencazione astratta di attività,  prestazioni,  operatori,  orari. 

Tale cristallizzante fotografia sarebbe forse possibile per un poliambulatorio, per gli specialisti che vi svolgono la loro attività altrettanto specialistica, in stanze diverse, ognuno con la sua agenda di appuntamenti,  il suo orario, il suo onorario. Ma un consultorio è (o dovrebbe essere tutt'altra cosa!). Basti pensare che nella maggior parte delle leggi regionali istitutive dei consultori stessi, (emanate a  seguito della legge quadro 405\75),  è previsto che l'organizzazione e la gestione della nuova struttura siano affidate a  “forme specifiche di partecipazione degli  degli utenti, delle organizzazioni sindacali, politiche e delle associazioni femminili....” 

Viene cioè demandato agli utenti (e non agli “esperti”) il compito di   riempire di contenuti un servizio che ha come obiettivo primario quello di rispondere alle reali esigenze del  territorio, un servizio  del quale non essere meri fruitori ma protagonisti attivi. Con il tempo purtroppo, a causa di mille difficoltà pratiche ma anche ideologiche, l'aspetto innovativo e  democratico è andato scemando ma non senza avere aperto la strada (là dove ha funzionato) ad una nuova consapevolezza di sé e dei propri diritti Accanto alla  gestione sociale, le legislazioni regionali  prescrivono  agli operatori di “agire con il metodo del lavoro di gruppo e in collegamento con gli altri operatori pubblici, scolastici, sanitari presenti nella zona”;  (le frasi virgolettate sono tratte dalle legge 21\78 della Regione Abruzzo, esemplificativa di altre norme regionali in materia di consultori). L'équipe diventa il perno intorno a cui ruota l'attività consultoriale.

Lavorare insieme condividendo le stesse modalità e perseguendo i medesimi scopi, ognuno con la sua competenza e professionalità, consente non soltanto dicomunicare in modo non disorientante  ma, anche e soprattutto, di considerare ogni persona nella sua globalità così che  non venga frammentata o identificata con il sintomo che porta. Non è  necessario modificare le proprie opinioni,  compiacere i colleghi o, al contrario, puntare i piedi e “comandare” (cosa usuale tra i dirigenti medici...); in un Consultorio non esiste gerarchia   ma dovrebbe esistere la capacità di confrontarsi e, nel confronto, di pervenire a quella unitarietà di intenti  che inevitabilmente si riflette nella coerenza delle azioni poste in essere.  Nell'ambito dei servizi pubblici questi due elementi (che  cambiano  il concetto stesso di efficienza privilegiando la qualità degli interventi  oltre che la loro quantità), sono addirittura rivoluzionari! 

Ancora adesso, benché in molte realtà il gruppo di lavoro si sia sfaldato  per la carenza di operatori o per orari non coincidenti e i comitati di gestione sociale siano scomparsi, resta l'impostazione da essi data o, quanto meno, la nostalgia per ciò che potrebbe e dovrebbe essere.  Certo, come afferma Michele Grandolfo (esperto dell'Istituto Superiore di Sanità che da anni si occupa della problematica consultoriale)  “il fatto che i  Consultori siano un servizio di frontiera tra istituzionale e non istituzionale, che minacciosamente stiano lì ad esprimere una potenziale contestazione radicale della relazione di subordinazione tra chi cura e chi è curato, determina il confluire in essi di attenzioni negative: nessuna valorizzazione, niente risorse, delegittimazione”. Ma forse anche in questo risiede il fascino del lavoro consultoriale: o ci credi (e tanto) o le "attenzioni negative" prendono il sopravvento. La strada da percorrere  non è   mai scontata, mai data una volta per tutte, mai allineata su binari rassicuranti;  in un mondo dove tutto è quantificato, la prevenzione non paga, lo sappiamo, ma esiste un'altra via per il ben-essere? personalmente penso di no.    

Da poco ho riavuto tra le mani una relazione che scrissi  molti anni fa (già lavoravo come assistente sociale in un consultorio) e che si concludeva con una frase che ora, a distanza di tempo,  mi sembra un po' anacronistica e romantica ma che comunque voglio riproporre. Di un Consultorio si dovrebbe poter dire, citando Pasternak: “... anch'io ho avuto la fortuna di sapere che ci si può recare all'appuntamento con un pezzo di spazio costruito con una persona viva ...”

 

3) Integrazione Socio Sanitaria: un'utopia?

Pensiamo per un momento allo strano destino della lettera “S” ( S come Sociale), nella storia della Sanità: esisteva nelle U.L.S.S. (Unità Locali Socio-Sanitarie); si è persa nelle A.L.S. (Aziende Locali Sanitarie) nel cui ambito però si è ritagliata uno spazio nei Consultori Familiari che restano servizi socio-sanitari. Clandestini a bordo?

Potremmo partire dalla definizione dell'OMS per cui salute non è assenza di malattie ma anche benessere psico-sociale, potremmo rivendicare il nostro ruolo  e giustapporlo a quello sanitario, ma potremmo anche esaminare la possibilità di una proficua integrazione per cui, matematicamente parlando, S (di sociale) equivale a S (di sanitario).

L'educazione sanitaria (il nome lo dice!) è un campo finora riservato a infermieri, medici, assistenti sanitari, ostetriche.... eppure, in queste pagine, mi piacerebbe dimostrare  che essa è  parte integrante  della competenza degli assistenti sociali che lavorano all'interno di strutture socio-sanitarie quali appunto i Consultori o che, a qualunque titolo affrontano problematiche inerenti gli aspetti della salute in senso lato con il fine di ampliare la consapevolezza di ognuno rispetto alle decisioni riguardanti i propri stili di vita.

E' dunque mia intenzione:

a) stabilire la netta differenziazione che esiste tra prassi ambulatoriale e prassi socio-

    sanitaria;

b) chiarire il ruolo che assume, nella nuova fisionomia del del rapporto utente-operatore-

    struttura, l'educazione sanitaria i cui elementi salienti sono:

 -  contrastare l'atteggiamento di delega da parte dell'utente per favorirne la

    responsabilizzazione e la compartecipazione;

  - ampliare il campo dell'azione non limitandosi a risposte prestabilite e semplificate;

  - potenziare al massimo la capacità relazionale.

In un sistema sanitario imperniato sulla diagnosi e la cura delle malattie, come è stato (e in parte,  per mentalità, è ancora) il sistema mutuo-previdenziale del nostro Paese prima della istituzione del Servizio Sanitario Nazionale, all'Educazione Sanitaria veniva richiesto di formare il paziente in modo che sapesse utilizzare le risorse offerte e fosse in grado di seguire le prescrizioni del medico.

Questo sistema sviluppava un rapporto tra operatori e utenti di tipo direttivo e autoritario: le norme vengono da “chi sa” e devono essere seguite da “chi non sa” e induceva, nella popolazione, un atteggiamento passivo di delega ai tecnici;  si era autorizzati a pensare alla salute solo al momento della comparsa dei sintomi quando veniva affidata al medico la responsabilità della cura.

In modo completamente diverso si svolge il ruolo dell'Educazione Sanitaria in un sistema che si fonda sulla prevenzione e, quindi, sullo sforzo comune teso alla conoscenza delle cause della patologia da rimuovere e dei rischi che la possono determinare: l'Educazione Sanitaria diventa infatti lo strumento chiave per la realizzazione degli obiettivi del sistema stesso, tale da dare ad ognuno la competenza sufficiente per individuare, evitare e gestire le condizioni di malessere.

Esperti del settore  quali la Modolo e Seppilli scrivono che “l'educazione sanitaria è un intervento sociale che tende a modificare consapevolmente e durevolmente il comportamento nei confronti dei problemi della salute. Essa è un processo di comunicazione personale diretto a fornire le informazioni necessarie per un esame critico dei problemi della salute ed a responsabilizzare gli individui ed i gruppi nelle scelte comportamentali che hanno effetti, diretti o indiretti, sulla salute intesa come condizione di armonico equilibrio fisico e psichico del soggetto dinamicamente integrato nel suo ambiente naturale e sociale”.

Frutto di tale profondo cambiamento culturale è stato, tra l'altro, proprio l'istituzione dei Consultori Familiari che si configurano come strutture socio-sanitarie per eccellenza.

Come abbiamo visto, i Consultori si differenziano nettamente dai presidi ambulatoriali addetti alla cura dei sintomi in quanto propongono uno spazio di dialogo, di informazione, di sostegno in cui il rapporto tra operatori e utenti è caratterizzato da minor formalismo, da maggiore scambio, da più profonda disponibilità.

Tuttavia, affinché tali fondamentali peculiarità diventino  buona prassi consultoriale, è necessario, a mio modo di vedere, liberare il campo da due grossi equivoci  il primo dei quali consiste nell'identificare l'auspicato atteggiamento di disponibilità con la necessità di dover dare sempre e comunque le risposte “attese” con la conseguente assunzione, nel rapporto interpersonale, di modalità riparative che favoriscono la mentalità di delega e ostacolano quindi proprio quel processo di responsabilizzazione e di crescita che costituisce una delle mete dell'agire professionale.

Le persone che portano le loro domande ai Servizi si presentano con problemi (sociali o sanitari) anche impellenti ma, nella maggioranza dei casi, sembrano esaurire il loro compito con la formulazione di una richiesta di aiuto. In quel momento vengono meno come soggetti pensanti e dialoganti e responsabili. Affidano la loro domanda all'interlocutore e si aspettano che l'altro risponda, faccia, risolva, decida, intervenga.


Le risposte solitamente offerte dai Servizi, siano esse mediche o assistenziali, non si differenziano molto tra loro:

la prima si fonda sui momenti della diagnosi, prognosi e terapia;

la seconda si basa invece sul presupposto che i problemi, il malessere, le difficoltà denunciati siano dovuti all'esistenza di carenze che individui incapaci e bisognosi non sanno o non possono fronteggiare, per cui ci si preoccupa di sostituirsi all'interessato.

In ambedue le ottiche gli operatori si trovano di fronte alla scomparsa dell'altro come soggetto cooperante e si sentono letteralmente forzati ad assumere, nella relazione, un ruolo già loro assegnato. A questo punto si offrono due possibilità:

  - tentare di correggere il comportamento dell'utente attraverso la somministrazione di istruzioni

     esatte, codificate in parole o farmaci, oppure (quando possibile)

  - tentare la via, certo più coinvolgente ed impegnativa, della comunicazione autentica finalizzata ad individuare un interlocutore che sia veramente tale e non si connoti solo come “chi delega”

Sergio Erba, formatore di vecchia scuola, in un suo articolo affermava:

 “ci sentiamo responsabili dell'altro, tendiamo a fare per lui, siamo pronti a passare all'azione,siamo riparativi perché accettiamo acriticamente l'immagine che l'altro ci dà di sé e altrettanto acriticamente accettiamo e subiamo l'immagine che l'altro ha di noi”.

Il secondo equivoco,  altrettanto fuorviante e negativo, sarà oggetto del prossimo intervento.

 

 

            

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